Bibenda
Bibenda, per rendere più seducenti la cultura e l’immagine del vino.
Visualizza tutte le notizie
Una festa in Rosso
Tra calici e voci di produttori si racconta l’altra anima di Montalcino
di Luca Harwood
Pubblicato il 12/03/2026

A due anni dall’avvio della collaborazione tra Hilton Eur La Lama e Fondazione Italiana Sommelier, l’appuntamento dedicato al Rosso di Montalcino ha celebrato una sinergia che nel tempo si è progressivamente consolidata in una degustazione dedicata alla passione e al confronto.
 

La sala gremita ha fatto da cornice a un dialogo aperto con i protagonisti della denominazione. Le degustazioni, alternate agli interventi dei produttori, hanno offerto spunti sulle annate, sul lavoro in vigna e in cantina e sull’evoluzione del territorio. Occasioni di dialogo come queste permettono di avvicinarsi al mondo del vino con una chiave di lettura genuina: non solo attraverso il calice, ma anche attraverso il racconto di chi quel vino lo plasma.
Il nome Montalcino occupa da tempo un posto centrale nel panorama enologico, pur restando un territorio non sempre di immediata lettura. Oltre la celebrità della denominazione, tra colline e greppi di questo angolo della Val d’Orcia, vigneti e tradizioni tramandano una storia che muta di stagione in stagione.

In questo scenario si inserisce il ruolo del Consorzio, impegnato nella tutela e nella valorizzazione dell’intero territorio, non soltanto dei propri soci. Un dato recente aiuta a comprendere la fase che la denominazione sta vivendo: il Rosso di Montalcino ha registrato un ampliamento di circa 360 ettari rispetto al 2023, incremento avvenuto su vigneti già esistenti e indicativo della crescente centralità di questa denominazione.
 

I vini in degustazione

Spesso soprannominato con affetto semplicemente “Rosso”, questo vino è stato a lungo interpretato come un “baby Brunello”, quasi un figlio di un dio minore: una lettura riduttiva che oggi molti produttori invitano a superare, ricordando come la sua origine affondi in una storia agricola ben più radicata e come nel tempo abbia conquistato una propria identità.

 

Prima che Montalcino diventasse uno dei nomi più rispettati del vino italiano, il territorio era soprattutto una realtà contadina segnata dalla mezzadria e da condizioni di vita dure. In quel contesto il vino non era ancora un prodotto identitario né un esercizio stilistico, ma una componente essenziale dell’alimentazione quotidiana.
 

Il Sangiovese coltivato attorno al paese veniva vinificato senza l’idea dell’elevazione come traguardo. Il vino “buono” era quello destinato al consumo nell’arco dell’anno successivo o poco più. Il Rosso di Montalcino, riconosciuto ufficialmente come DOC nel 1983, ha svolto un ruolo cruciale per la sopravvivenza economica delle aziende locali, offrendo inizialmente un’ etichetta di qualità immediata capace di garantire liquidità mentre il Brunello affrontava il suo lungo percorso di invecchiamento.

Il Rosso di Montalcino nasce in questo contesto. Non c’era l’ambizione del monumento, ma la necessità del pane liquido.

Erica Meioni, Referente del Consorzio, insieme a Massimo Billetto, Docente della Fondazione Italiana Sommelier, presentano l'evento

Forse è proprio da quella urgenza silenziosa che il Rosso ha ereditato la sua natura più autentica: diretta, franca, essenziale. È un vino che si distingue per un tannino più agile rispetto al Brunello, una trama acida viva che sostiene il sorso e una fragranza di frutto che non cerca sovrastrutture, ma precisione.

Il Rosso di Montalcino è dunque espressione sincera e immediata del Sangiovese ilcinese, capace di coniugare freschezza e profondità senza il rigore dell’attesa, e talvolta persino di sorprendere negli anni — ma questa è un’altra storia.

È un vino compiuto, fatto di equilibrio, dinamica gustativa e trasparenza territoriale: nel calice restituisce la misura dell’annata e racconta Montalcino nel suo volto più autentico e quotidiano.
 

I vini in degustazione

FOSSACOLLE
Rosso di Montalcino 2024 - sud di Montalcino

Naso fragrante di frutta rossa, in un nitido dualismo chiaroscuro tra la croccantezza del frutto e sfumature di sottobosco. Seguono lievi richiami di terra umida, fiori primaverili, balsamicità e una dolce speziatura che lascia intuire ampiezza in divenire.
Al palato è coerente e didattico: la freschezza identitaria del Sangiovese guida il sorso, sostenuta da una sapidità coesa che ne amplifica la bevibilità. Tannino scalpitante ma ben integrato, con un finale che richiama il frutto di bosco.
 

TIEZZI
Rosso di Montalcino Vigna Poggio Cerrino 2024 - a ridosso del centro storico

Matrice speziata e floreale, seducente, come sospeso a mezz’aria. Profondo nei richiami di china e infuso di erbe aromatiche, con sfumature di legno di cedro, senza rinunciare alla tipicità del varietale.
In bocca spicca per un’acidità necessaria, motore della sua godibilità, sostenuta da un tannino appena pronunciato di eccelsa qualità. Freschezza e tannicità, due cosiddette durezze, qui stupendamente fuse. Finale etereo, con ritorni balsamici quasi piccanti.

POGGIO ALLE FORCHE
Rosso di Montalcino 2024 - Abbazia di Sant’Antimo e a ridosso del paese

Si fa cercare leggermente nel calice; poi si apre su prugna matura, note di decotto e caffè cold brew. Emergono una balsamicità calda e intrigante di canfora, sfumature mentolate e un soffio sottile di pepe nero, su fondo di sottobosco e fogliame.
Al palato la freschezza tartarica - vera spina dorsale - sostiene il ritmo del sorso. Il tannino è evidente e baldanzoso, ma poggia ogni passo su una trama floreale soffice, con un richiamo morbido di mora. Ha personalità austera nella sua gioventù.
 

CASTELLO TRICERCHI
Rosso di Montalcino 2024 - Altesi (versante nord)

Agrume fresco di kumquat, petali di rosa e gerani recisi, ribes e piccoli frutti di bosco. Un respiro mentolato fa da volano ai toni più immediati di frutta e fiori, accompagnando un bagaglio speziato che si amplia progressivamente con l’ossigenazione.
Al palato è succoso: il frutto, penetrante, accende una persistenza più saporita che sapida, che distende il sorso verso ritorni balsamici scuri e coerenti. La mineralità, unita a un’ottima massa glicerica, crea un equilibrio che ne caratterizza la bevibilità.
 

TENUTA DI SESTA
Rosso di Montalcino 2023 - sud di Montalcino (area Sant’Antimo)

Immediati richiami di scorza d’agrume e ciliegia sotto spirito, poi ferroso ed ematico, violetta e fiori di campo, con un accenno di goudron accanto a erbe aromatiche. Nulla di penetrante, tutto piacevolmente soffuso.
In bocca è complesso, ricco e scuro, morbido ma non dolce. Il frutto, carnoso, ne delinea il corpo, mentre acidità e sapidità sono al servizio della compiutezza di un sorso che si potrebbe dire suadente.
 

BARICCI
Rosso di Montalcino 2023 - Montosoli (Colombaio)

Bello, complesso, completo, compiuto. Frutto in bacca e una nota vegetale in infusione, quasi da preparato di vermouth; floreale evoluto di pot-pourri, tra geranio e rododendro. Inebriante e maturo, marcatamente ematico e speziato.
Vino di razza, non cerca compromessi: l’intensità aromatica ribadisce l’idea di un infuso nobile, sorretto da una vena sapida che ne scandisce il passo. L’equilibrio è pregevole e il tannino si offre al servizio del piacere, senza compromettere l’etereità del sorso.
  
CARPINETO

Rosso di Montalcino 2023 - area Forteto del Drago, Appodiato di Montalcino

Nel percorso olfattivo emergono vaniglia e frutta in composta, roccia bagnata e un rabarbaro che ne sostiene il nerbo, su un sottofondo di erbe aromatiche.
In bocca sembra procedere in senso inverso rispetto al naso: parte scuro per poi distendersi su una frutta, sì matura, ma luminosa. È la sapidità a dare tensione e, soprattutto, masticabilità al sorso. Il tannino ha consistenza felpata e accompagna una chiusura calda e rotonda, su frutto condito da spezie dolci.

COL D'ORCIA
Rosso di Montalcino Vigna Banditella 2022 - versante sud

Stoffa da gran vino, con imprinting austero. Si apre su richiami di china e rabarbaro, infusi di spezie; poi si addolcisce su liquirizia in radice e toni vegetali di muschio e finocchietto. Il frutto scuro dona avvolgenza senza mai opprimere.
La tensione acida è sostenuta; il tannino, carico ma nobile, è spalla della spinta aromatica. Per nulla sfacciato, trova nella tessitura sapida un equilibrio di livello. Troverà compostezza nel (lungo) tempo che ha davanti. Chiude pulito.
    
LE CHIUSE
Rosso di Montalcino 2022 - nord-est di Montalcino

Personalità dirompente, ma finemente cesellata. All’olfatto si presenta con energia cruda, poi si distende in una trama elegante di frutti di bosco, sottobosco e fiori appassiti, con violette in evidenza e uno spruzzo agrumato a ravvivarne il profilo. Una balsamicità sottile, legata a una sensazione quasi fondente, accompagna l’insieme donando profondità e misura. Man mano che respira tende ad arricchirsi o meglio definirsi.
Al palato è perfettamente coerente: l’attacco è pieno e avvolgente, va a raffinarsi progressivamente, mantenendo intatta la freschezza. La trama è fine, il passo elegante, e la persistenza lunga racconta equilibrio, classe e longevità.
 

CASTELLO ROMITORIO
Rosso di Montalcino Colto 2021- crinale nord-ovest di Montalcino

Spettro balsamico preponderante, con un approccio singolare ed etereo. Evoca rimandi a una speziatura leggera, a una sottile pungenza di pepe attraversata dalla dolcezza della marasca, più che della fragolina. Una traccia sanguigna, maturata negli anni, lo rende appena più evoluto rispetto agli altri, con un’impronta grafitica ben definita.
Al palato è succoso, di grande piacevolezza grazie a un frutto esplicito e nitido. Il tannino, elegante e morbido, introduce a una sapidità scura e ricca di spezie, che accompagna il finale e ne prolunga il respiro.
 

La Sala di Degustazione all'Hilotn Rome Eur La Lama
I Produttori e i Sommelier

Consorzio Brunello di Montalcino
Via Boldrini 10 - 53024 Montalcino SI
info@consorziobrunellodimontalcino.it
0577 848246

© RIPRODUZIONE RISERVATA